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CORRIERE DELLA SERA: Ventiduemila controlli all' anno. «Meglio della minerale»

le Analisi

Ventiduemila controlli all' anno. «Meglio della minerale»

«C' è nessunooooo?». Se la particella di sodio vagasse nell' acquedotto, la sua solitudine le sarebbe fatale. Circondata da sali in gran quantità, utili a prevenire l' infarto nell' uomo, morirebbe d' inedia. Ma senza pubblicità e senza bollette trasparenti, il milione e 330 mila milanesi che aprono il rubinetto di casa non sanno di ricevere acqua più buona di quella in bottiglia e decisamente meno cara. Contribuiscono così a mantenere alto il record italiano di acquisto di acque minerali. Eppure le bollicine costano in media, al supermercato, 40 centesimi a bottiglia da un litro e mezzo. Cioè 25 centesimi al litro: 250 euro a metro cubo. A 70 centesimi al metro cubo, invece, Metropolitana Milanese che gestisce l' acquedotto di città e controlla gli oltre duemila chilometri di rete idrica, garantisce un' acqua potabile e buona come assicurano i 22mila controlli annui. Le analisi di tipo microbiologico e chimico sono certificate dai laboratori Arpa che analizzano campioni prelevati dalla Asl, e da quelli dell' Acquedotto e garantiscono la perfetta potabilità. «La qualità dell' acqua di falda rispetta completamente le prescrizioni qualitative comunitarie per l' acqua destinata al consumo», assicurano in MM. I dati comparativi di Altroconsumo e Legambiente confermano. Il grado di acidità che la legge vuole compreso tra 6,5 e 9,5 è a 7; la durezza, espressa in gradi francesi, dovrebbe essere compresa fra 15 e 50, in città è tra 16 e 40. Ricca di carbonati di calcio e di magnesio non è nociva alla salute, incrosta solo le tubature. Residuo fisso e sodio, i due cavalli di battaglia delle pubblicità delle acque minerali, sono tra 300 e 600, molto al di sotto del limite consigliato di 1500 milligrammi per litro. Quanto al sodio, il limite di legge è di 200 milligrammi per litro e i valori trovati nei campioni sono compresi tra 1,5 e 1,1: decisamente bassi. Anche se, negli anni passati, non è sempre stato così. «Alcuni punti nella fascia sud della città hanno dato problemi - ricorda Giovanni Gurnari, ingegnere e sommelier dell' acqua - il livello di manganese e ferro era così alto che è stato necessario chiudere alcuni pozzi. E poi due falde che attraversano la città portavano tracce di metalli pesanti dalle fabbriche di Sesto San Giovanni e di solventi dalle raffinerie che erano in funzione nella zona dove oggi sorge la nuova Fiera. Da quando chiusero le fabbriche ad alto impatto ambientale e migliorarono le tecniche di trattamento, l' acqua è nettamente migliorata». Oggi l' acquedotto attinge alla falda sotterranea con un sistema di pozzi e di snodi che assicurano un volume complessivo di 250 milioni di metri cubi d' acqua all' anno. Il consumo giornaliero è tra i più alti d' Italia, 359,4 litri pro capite, pari a 600-670 mila metri cubi. Quando, secondo uno studio di Legambiente, 200 litri al giorno dovrebbero essere la razione ottimale per vivere in pace con l' ambiente. Il picco massimo di richiesta è stato quello del 28 giugno 2003, fin qui il giorno più caldo del secolo, quando i livelli sono schizzati a 950 mila. Ma non c' è mai stato bisogno di approvvigionamento. Il livello della falda è stazionario, anche se nel 2006 la siccità si è fatta sentire: 700 millimetri di pioggia caduti l' anno scorso rispetto ai mille di media. Edoardo Croci, assessore comunale all' ambiente, spiega: «Le risorse idriche sotterranee risentono in misura limitata e solo dopo molto tempo delle variazioni del regime delle precipitazioni». Le perdite però sono sotto controllo. Tanto che il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha indicato la città come modello di virtù: ha ridotto gli sprechi al 12 per cento in città e al 18 per cento in provincia.

Piscitelli Olga

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(12 agosto 2007) - Corriere della Sera

 
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